Il problema: il cliente è importante, ma paga troppo tardi

Molte imprese lavorano con clienti solidi, aziende strutturate, grandi gruppi o committenti ricorrenti. Il rapporto commerciale è buono, gli ordini ci sono e le fatture vengono emesse regolarmente. Il problema nasce quando i pagamenti arrivano a 60, 90 o 120 giorni, mentre l’impresa deve sostenere costi immediati.

In questi casi la cessione dei crediti commerciali può aiutare l’azienda a trasformare fatture già emesse in liquidità disponibile. Tuttavia, prima di scegliere questa strada, è importante capire la differenza tra cessione pro soluto e cessione pro solvendo, perché le due formule non hanno lo stesso impatto sul rischio.

Cessione crediti: pro soluto o pro solvendo?

Simulazione pratica: fatture verso tre clienti per 120.000 euro

Immaginiamo un’impresa B2B che ha emesso fatture per 120.000 euro verso tre clienti aziendali. Il primo cliente paga normalmente a 60 giorni, il secondo a 90 giorni e il terzo ha uno storico meno regolare, con ritardi frequenti. L’impresa ha bisogno di liquidità per pagare fornitori, personale e materiali necessari a gestire nuove commesse.

La domanda dell’imprenditore è semplice: conviene anticipare tutte le fatture? È meglio usare una formula pro solvendo o valutare una cessione pro soluto? La risposta dipende dalla qualità dei crediti, dall’affidabilità dei debitori e dall’obiettivo dell’azienda.

Come funziona la cessione pro solvendo

Nella cessione pro solvendo, l’impresa può ottenere liquidità cedendo o anticipando i propri crediti commerciali, ma il rischio di mancato pagamento resta generalmente in capo all’impresa cedente. Questo significa che, se il cliente finale non paga, l’intermediario può rivalersi sull’impresa che ha ceduto il credito, secondo le condizioni contrattuali previste.

Questa formula può essere utile quando i clienti sono affidabili, lo storico dei pagamenti è positivo e l’impresa vuole soprattutto anticipare l’incasso. In molti casi può risultare più accessibile o più semplice da valutare rispetto a una formula con trasferimento del rischio.

Cessione crediti: pro soluto o pro solvendo?

Come funziona la cessione pro soluto

Nella cessione pro soluto, invece, l’obiettivo non è solo ottenere liquidità, ma anche ridurre o trasferire il rischio di insolvenza del debitore ceduto, nei limiti e alle condizioni previste dall’operazione. In pratica, la valutazione si concentra molto sulla qualità del cliente debitore e sulla solidità del credito commerciale.

Questa formula può essere interessante quando l’impresa lavora con clienti importanti ma vuole proteggersi dal rischio di mancato pagamento. È particolarmente utile quando il credito è ben documentato, il debitore è valutabile e la fattura nasce da una fornitura realmente eseguita e verificabile.

Quando scegliere pro solvendo

La cessione pro solvendo può essere adatta quando il bisogno principale è incassare prima, non necessariamente trasferire il rischio. È una soluzione da valutare quando l’impresa conosce bene i propri clienti, ha uno storico positivo e vuole usare le fatture come leva per migliorare il capitale circolante.

Nel nostro esempio, le fatture verso il cliente che paga regolarmente a 60 giorni potrebbero essere più facilmente gestibili in una logica di anticipo. L’impresa sa che il pagamento arriverà, ma preferisce non attendere la scadenza naturale per mantenere la cassa più fluida.

Quando valutare pro soluto

La cessione pro soluto può diventare più interessante quando, oltre alla liquidità, l’impresa vuole proteggersi dal rischio di insolvenza del cliente. Questo può accadere quando gli importi sono elevati, quando l’azienda è molto esposta verso pochi clienti o quando un mancato pagamento avrebbe un impatto forte sulla stabilità finanziaria.

Nel caso del cliente con ritardi frequenti, non è detto che la cessione pro soluto sia automaticamente possibile. Proprio perché il rischio può essere trasferito, l’intermediario analizzerà con attenzione il debitore, la documentazione, la storia del rapporto commerciale e la qualità del credito.

Cessione crediti o finanziamento ordinario?

La cessione crediti commerciali è diversa da un finanziamento ordinario. Nel finanziamento chirografario, l’impresa chiede nuova finanza sulla base della propria capacità di rimborso. Nella cessione crediti, invece, il punto di partenza sono crediti già maturati verso clienti identificati.

Per questo motivo, quando l’impresa ha fatture emesse ma tempi di incasso lunghi, la cessione crediti può essere più coerente rispetto a un prestito generico. Se invece non ci sono crediti da anticipare e serve liquidità per esigenze più ampie, può essere utile valutare un chirografario ordinario o un canale fintech.

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Quali documenti servono per valutare la cessione

Per valutare correttamente una cessione di crediti commerciali servono le fatture, i dati dei debitori, eventuali contratti, ordini o documenti di consegna, informazioni sui tempi di pagamento, storico del rapporto commerciale e documentazione aziendale aggiornata. Più il credito è chiaro, documentato e non contestato, più la valutazione può essere efficace.

È importante presentare un dossier ordinato, perché la qualità della documentazione incide direttamente sulla possibilità di strutturare l’operazione e sulla scelta tra pro soluto e pro solvendo.

Errori da evitare

Uno degli errori più comuni è pensare che tutte le fatture siano automaticamente cedibili. In realtà, l’intermediario valuta la qualità del credito, il debitore, la documentazione e l’assenza di contestazioni. Un altro errore è scegliere tra pro soluto e pro solvendo solo in base al costo, senza considerare il diverso livello di rischio.

È importante anche non aspettare che il cliente sia già in forte ritardo prima di cercare una soluzione. La cessione crediti funziona meglio quando viene valutata in modo preventivo, su fatture regolari e rapporti commerciali ben documentati.

Conclusione: la formula giusta dipende da liquidità e rischio

La cessione crediti commerciali può essere uno strumento molto utile per ottenere liquidità da fatture già emesse. La scelta tra pro soluto e pro solvendo dipende però dall’obiettivo dell’impresa: anticipare l’incasso, ridurre il rischio o combinare entrambe le esigenze. Una valutazione preliminare dei crediti aiuta a capire quale formula è più coerente con la situazione aziendale.

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